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Tumori intestinali (dell'intestino tenue)

I tumori dell'intestino tenue sono neoplasie relativamente rare rispetto a quelle del colon-retto, nonostante l'intestino tenue rappresenti una parte molto estesa dell'apparato digerente. Comprende duodeno, digiuno e ileo e può essere sede di tumori con caratteristiche biologiche molto diverse tra loro. Le principali neoplasie maligne dell'intestino tenue comprendono adenocarcinoma, tumori neuroendocrini (NET), tumori stromali gastrointestinali (GIST), linfomi e altri sarcomi, mentre possono più raramente comparire altre forme tumorali. Questa grande varietà rende particolarmente importante una diagnosi istologica precisa, perché il trattamento non dipende soltanto dalla sede e dall'estensione della malattia, ma soprattutto dal tipo di tumore e dalle sue caratteristiche biologiche.

I tumori dell'intestino tenue possono rimanere asintomatici per lungo tempo e in alcuni casi vengono diagnosticati casualmente durante esami eseguiti per altre ragioni. Quando presenti, i sintomi possono comprendere dolore o crampi addominali, nausea, vomito, perdita di peso, alterazioni dell'alvo, anemia e sanguinamento intestinale. Alcuni tumori possono provocare un restringimento progressivo dell'intestino fino a determinare un'occlusione, mentre altri possono ulcerarsi e provocare sanguinamento cronico. I tumori neuroendocrini possono inoltre produrre sostanze ormonali responsabili di manifestazioni specifiche, soprattutto nelle forme funzionanti. In presenza di dolore addominale persistente, anemia senza una causa evidente, sanguinamento digestivo, perdita di peso non intenzionale o episodi ricorrenti di subocclusione è quindi opportuno eseguire un adeguato approfondimento diagnostico.

La diagnosi può essere complessa perché l'intestino tenue è difficilmente esplorabile con gli esami endoscopici tradizionali. In base alla sede e al sospetto clinico possono essere utilizzati gastroscopia, enteroscopia, videocapsula endoscopica, TC, enterografia TC, risonanza magnetica ed esami funzionali specifici. La videocapsula permette di visualizzare ampi tratti dell'intestino tenue e può essere particolarmente utile nella ricerca di lesioni della mucosa, mentre l'enteroscopia consente anche di eseguire biopsie o trattamenti endoscopici in casi selezionati. La TC dell'addome e dell'enterografia TC sono invece importanti per valutare la parete intestinale, le strutture circostanti, i linfonodi e l'eventuale presenza di metastasi. Nel caso dei GIST, la diagnostica per immagini e, quando necessaria, la biopsia permettono di definire la natura della lesione e le sue caratteristiche molecolari.


L'adenocarcinoma dell'intestino tenue è una neoplasia che origina dalle cellule ghiandolari della mucosa ed è particolarmente frequente a livello del duodeno. Può crescere infiltrando progressivamente la parete intestinale e può determinare stenosi, sanguinamento o occlusione. Quando la malattia è localizzata e tecnicamente asportabile, il trattamento principale è rappresentato dalla chirurgia, con resezione completa del tumore e dei linfonodi regionali. La tecnica chirurgica dipende soprattutto dalla sede della neoplasia: per i tumori del digiuno e dell'ileo è generalmente possibile eseguire una resezione segmentaria dell'intestino con successiva anastomosi, mentre alcune neoplasie duodenali possono richiedere interventi più complessi, fino alla duodenocefalopancreasectomia (intervento di Whipple) quando il tumore coinvolge strutture adiacenti.

Dopo la chirurgia, l'esame istologico definitivo permette di stabilire la profondità di infiltrazione, il coinvolgimento dei linfonodi e altri fattori prognostici e di valutare l'eventuale necessità di una terapia oncologica complementare. Nei tumori localmente avanzati o con interessamento linfonodale può essere presa in considerazione la chemioterapia, mentre nelle forme non resecabili o metastatiche il trattamento viene personalizzato sulla base delle caratteristiche molecolari della neoplasia, delle sedi di malattia e delle condizioni generali del paziente. In alcuni tumori possono inoltre essere utilizzate terapie a bersaglio molecolare o immunoterapia, soprattutto quando vengono identificate specifiche alterazioni genetiche o molecolari.

Un gruppo particolarmente importante è rappresentato dai tumori neuroendocrini dell'intestino tenue (NET). Si tratta di neoplasie che originano dalle cellule neuroendocrine e che presentano un comportamento estremamente variabile, da forme relativamente lente e poco aggressive fino a tumori di alto grado caratterizzati da una crescita rapida. I NET del tenue interessano soprattutto l'ileo e possono essere multipli. Possono produrre ormoni e altre sostanze biologicamente attive oppure essere non funzionanti e manifestarsi esclusivamente attraverso sintomi locali o attraverso la presenza di metastasi. Una caratteristica dei NET ileali è la possibilità di sviluppare precocemente metastasi ai linfonodi mesenterici e al fegato anche quando il tumore primitivo è di dimensioni relativamente contenute.

Il trattamento dei NET del digiuno e dell'ileo è prevalentemente chirurgico quando la malattia è resecabile. L'intervento comprende generalmente la rimozione del segmento intestinale contenente il tumore insieme al mesentere e ai linfonodi regionali, prestando particolare attenzione ai vasi mesenterici e alla preservazione della vascolarizzazione dell'intestino. Nei tumori localizzati può essere ottenuta una resezione con intento curativo. Anche in presenza di malattia metastatica, soprattutto quando le metastasi sono prevalentemente epatiche o la malattia è limitata, possono essere valutate strategie chirurgiche o loco-regionali selezionate.
Nei NET avanzati possono essere utilizzati diversi trattamenti farmacologici. Gli analoghi della somatostatina, come octreotide e lanreotide, possono rallentare la crescita tumorale e controllare i sintomi legati alla produzione ormonale. In pazienti selezionati possono essere utilizzate terapie radiometaboliche con peptidi radiomarcati (PRRT), trattamenti mirati alle metastasi epatiche e altre terapie sistemiche. La scelta dipende dal grado di differenziazione, dall'indice proliferativo, dall'espressione dei recettori della somatostatina, dall'estensione della malattia e dalla sua velocità di progressione. I NET richiedono pertanto un percorso terapeutico particolarmente personalizzato e, generalmente, un follow-up prolungato nel tempo.

Un'altra importante categoria è rappresentata dai tumori stromali gastrointestinali (GIST). Sono neoplasie mesenchimali che possono svilupparsi lungo il tratto gastrointestinale e, a livello dell'intestino tenue, possono interessare soprattutto il digiuno e l'ileo. A differenza degli adenocarcinomi, i GIST originano generalmente dagli strati più profondi della parete intestinale e possono crescere verso la cavità addominale, formando masse anche di notevoli dimensioni prima di determinare sintomi. Possono manifestarsi con dolore, sanguinamento, anemia, massa addominale o occlusione, ma talvolta vengono scoperti casualmente.
La diagnosi di GIST viene effettuata attraverso l'integrazione di imaging, esame istologico e caratterizzazione immunoistochimica e molecolare. La determinazione delle alterazioni molecolari, in particolare a carico di KIT e PDGFRA, è molto importante perché può influenzare la prognosi e soprattutto la scelta della terapia. Tra i principali fattori prognostici vengono considerati le dimensioni del tumore, la sede, l'indice mitotico e l'eventuale rottura del tumore.
Nei GIST localizzati e resecabili, la chirurgia rappresenta il trattamento principale e mira alla completa asportazione della neoplasia evitando, quando possibile, la rottura della pseudocapsula tumorale. A differenza degli adenocarcinomi, la linfadenectomia estesa non è generalmente necessaria, perché le metastasi linfonodali sono rare. Quando tecnicamente possibile, la chirurgia può essere eseguita con approccio laparoscopico o robotico. Nei tumori di grandi dimensioni o in sedi particolarmente difficili può essere utilizzata una terapia neoadiuvante con inibitori tirosin-chinasici, soprattutto imatinib, con l'obiettivo di ridurre le dimensioni del tumore e rendere possibile una resezione meno demolitiva.
Il trattamento dei GIST metastatici o non resecabili è invece principalmente farmacologico. L'imatinib rappresenta il trattamento di prima linea per la maggior parte dei GIST sensibili, mentre in caso di progressione o di specifiche mutazioni possono essere utilizzati altri farmaci a bersaglio molecolare, come sunitinib, regorafenib, ripretinib o, in particolari alterazioni di PDGFRA, avapritinib. In pazienti accuratamente selezionati con malattia metastatica limitata o stabile sotto terapia può inoltre essere presa in considerazione la chirurgia delle metastasi o delle localizzazioni residue. La chemioterapia tradizionale, al contrario, non rappresenta generalmente un trattamento efficace per i GIST.

Tra le altre neoplasie dell'intestino tenue vi sono i linfomi intestinali, che possono essere di diversi tipi e derivano dalle cellule del sistema immunitario presenti nella parete intestinale. Il comportamento clinico e il trattamento dipendono fortemente dal sottotipo istologico. A differenza dell'adenocarcinoma e del GIST, il trattamento dei linfomi è generalmente basato soprattutto su terapie ematologiche sistemiche, come immunochemioterapia o altri trattamenti specifici per il sottotipo, mentre la chirurgia viene riservata soprattutto alle complicanze, come perforazione, sanguinamento, occlusione o altre situazioni nelle quali sia necessario un trattamento chirurgico. Alcuni linfomi intestinali possono inoltre essere associati a specifiche condizioni immunologiche o infiammatorie e richiedono quindi una valutazione multidisciplinare.

L'intestino tenue può essere inoltre sede di altri sarcomi e neoplasie rare, tra cui leiomiosarcomi e, molto più raramente, altri tumori mesenchimali. Anche in questi casi la chirurgia rappresenta generalmente il trattamento principale quando la malattia è localizzata e completamente resecabile, mentre nelle forme avanzate il trattamento viene definito sulla base del tipo istologico e delle caratteristiche molecolari. È quindi particolarmente importante che le neoplasie rare vengano gestite presso centri con esperienza specifica e attraverso una valutazione multidisciplinare.

La chirurgia dell'intestino tenue viene oggi eseguita, quando le condizioni anatomiche e oncologiche lo consentono, anche con tecniche mini-invasive laparoscopiche o robotiche. L'intervento prevede generalmente la resezione del segmento intestinale contenente la neoplasia e la ricostruzione della continuità mediante anastomosi. Nei tumori avanzati può essere necessario asportare anche strutture o organi adiacenti quando questo consente di ottenere una resezione oncologicamente completa. In caso di occlusione o perforazione, l'intervento può invece essere eseguito in urgenza e, in situazioni selezionate, può essere necessario ricorrere a procedure di derivazione o ad altre soluzioni temporanee.

Quando la malattia è metastatica, il trattamento dipende in maniera sostanziale dal tipo di tumore. Nell'adenocarcinoma possono essere utilizzate chemioterapia e, quando indicate dalle caratteristiche molecolari, terapie biologiche, terapie a bersaglio molecolare o immunoterapia. Nei NET possono essere utilizzati analoghi della somatostatina, PRRT e trattamenti diretti alle metastasi, mentre nei GIST il trattamento è prevalentemente basato sugli inibitori tirosin-chinasici. In pazienti selezionati con metastasi limitate, soprattutto a livello epatico, può essere possibile associare alla terapia sistemica trattamenti chirurgici o loco-regionali con l'obiettivo di ottenere un controllo prolungato della malattia.

Dopo il trattamento è necessario un programma di sorveglianza personalizzato, che può comprendere visite cliniche, esami ematici, TC o risonanza magnetica e, in base al tipo di tumore, esami endoscopici o specifici esami funzionali e molecolari. Il calendario dei controlli non è uguale per tutte le neoplasie: un GIST, un adenocarcinoma e un NET hanno infatti modalità di recidiva e tempi di progressione differenti. Nei NET, in particolare, la sorveglianza può essere necessaria per molti anni, anche dopo una resezione apparentemente completa.
La prognosi dei tumori dell'intestino tenue è quindi estremamente variabile e non può essere definita considerando soltanto la sede della neoplasia. Sono fondamentali il tipo istologico, il grado di aggressività, le dimensioni del tumore, l'eventuale interessamento dei linfonodi, la presenza di metastasi e, per alcune neoplasie, specifiche caratteristiche molecolari. Le forme localizzate e completamente resecabili possono essere trattate con intento curativo, mentre le forme avanzate richiedono percorsi terapeutici personalizzati. I progressi nella chirurgia mini-invasiva, nella caratterizzazione molecolare e nelle terapie a bersaglio hanno inoltre modificato significativamente il trattamento di alcune neoplasie rare, in particolare GIST e NET.

La comparsa di dolore addominale persistente o ricorrente, anemia senza una causa evidente, sanguinamento digestivo, perdita di peso non intenzionale, nausea e vomito ricorrenti, alterazioni persistenti dell'alvo o episodi di subocclusione o occlusione intestinale deve essere valutata dal medico. La maggior parte di questi sintomi può essere dovuta a condizioni non tumorali, ma la loro persistenza o associazione deve indurre a eseguire gli opportuni accertamenti. La diagnosi precoce, quando possibile, permette di individuare la malattia in una fase nella quale la resezione chirurgica completa può offrire le migliori possibilità di guarigione.

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